Emersione

di adf


22 aprile. L’ultimo post che ho pubblicato su Viaggioleggero è datato 22 aprile. Oggi è il 17 luglio (e non è detto che io pubblichi questo post oggi, magari lo farò fra qualche giorno). Quindi sono passati quasi tre mesi. Ha senso un blog che pubblica post trimestrali? Poco, credo. Non che la frequenza sia stata sempre questa. Ma la tendenza è preoccupante. Tralasciando il mese di dicembre del 2011 (quando è nato questo blog e ho pubblicato entusiasticamente 11 post in 20 giorni), nel primo anno di attività di Viaggioleggero (2012, quindi) ho pubblicato 96 post, che significa una media di 1,8 post a settimana. Non male per un blog che non ha fini commerciali o istituzionali. Solo che nel 2013 ne ho pubblicati solo 31. E nel 2014, almeno a oggi, sono solo 8 (forse 9, se riesco a pubblicare questo entro la fine dell’anno…). Contemporaneamente è diminuita in maniera altrettanto drastica l’attività di Viaggioleggero su Facebook e Twitter. Insomma, una debacle in piena regola. L’intenzione di questo post, con il quale riemergo dopo tre mesi di apnea, è analizzare i motivi di questa drastica tendenza, e capire se l’esistenza di questo blog ha ancora un senso.

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Prima cosa da fare: ricordare perché questo blog è nato, nel dicembre del 2011. [nel frattempo, siamo al 22 luglio, sono passati altri cinque giorni da quando ho scritto l’introduzione a questo post]

Va detto che i presupposti che mi hanno portato a iniziare il blog non sono stati abbandonati, e che sono tuttora presenti nel mio modo di vedere le cose e, per quanto possibile, nel mio modo di vivere. Qualcosa, però, si è persa per strada, o quantomeno è stata congelata. Il decluttering, per esempio, che per tanto tempo è stata la mia primaria attenzione, e che tanta ispirazione ha portato nei miei post, oggi è meno presente, se non nel rilanciare post di altri blog, soprattutto quelli prestati nella newsletter di Becoming Minimalist (sono indietro anche su quella, ma a breve dovrei rimettermi in carreggiata). Il decluttering, dicevo. Dopo aver dedicato tanto tempo ed energie ad eliminare pesi inutili, ad alleggerire il mio habitat di tutte quelle appendici accumulate negli anni, la mia verve di ‘tagliatore’ si è via via affievolita. Non perché avessi eliminato tutto quello che c’era da eliminare. Anzi, non ho neanche portato a termine tutto il mio programma di ‘pulizia’. Semplicemente ad un certo punto mi è sembrato di essere così avanti nella mia opera, che questa ha cominciato ad interessarmi meno di fronte ad altre intuizioni (o suggestioni) più affascinanti. Mi sono un po’ perso perché ho cominciato ad alzare il tiro, a puntare obiettivi più ambiziosi. Rendere più leggera la mia casa era diventato poco stimolante di fronte all’idea di cambiarla, la casa, di ragionare su un addio alla città e quindi su una tipologia diversa di abitazione, magari una casa in bioedilizia (è il mio sogno, ma sembra destinato a rimanere tale considerato l’andazzo economico generale) o una più abbordabile ‘tiny house’… Sottovalutando il fatto che finché si tratta di dimezzare il contenuto di un armadio, grosse difficoltà non ce ne sono, mentre abbandonare la città, cambiare casa e impostare una vita su differenti (e magari scricchiolanti) presupposti economici, richiede ben altro impegno, soprattutto se non sei solo e hai una famiglia che farebbe fatica a seguirti su quella strada. La beffa è che, mentre cercavo percorsi sostenibili, scenari futuribili ed esempi ispirazionali, il ‘clutter’ tornava ad accumularsi.

Da una parte, insomma, ho perso un po’ quello che era stato l’afflato iniziale che mi aveva spinto ad iniziare questo blog, dall’altro non potevo fare a meno di spingermi oltre. Detto questo è anche vero che determinati ‘vizi’ per i quali avevo voluto iniziare questo mio percorso ho continuato ad evitarli. Il mio armadio continua ad essere ordinato, non entra nulla di nuovo se altrettanto non viene eliminato. Dedico più tempo (anche se non con il rigore che vorrei) allo sport e al benessere fisico. Lavoro meno (ma questo, come dire… viene piuttosto facile di questi tempi). Gestisco i miei guadagni (che sono inferiori rispetto a prima) in maniera più attenta. Devo dire che questa non è tanto una scelta quanto una conseguenza, visto che il mio lavoro attuale è meno remunerativo e più precario. Però riesco comunque a permettermi dei piccoli lussi, un weekend in giro, qualche giornata al mare, qualche spesa per lo sport o per le altre mie passioni: ho rinnovato la mia attrezzatura da campeggio, frequento un bel corso di fotografia, qualche bel libro (rigorosamente ebook – ho rinviato lo svuotamento della mia libreria, ma non ho intenzione di continuare ad accumulare libri cartacei).

Tanti desideri si sono (ri)fatti strada dentro di me, una volta che ho preso coscienza di dover cambiare qualcosa nella mia vita, cose da fareviaggi da intraprendereabilità da imparare. Davanti all’evidenza che molto probabilmente non riuscirò a soddisfarli se non in piccola parte, devo dire che su qualcuno sto comunque lavorando… Ho smesso di scrivere sull’argomento ‘Perdere il lavoro‘: finché si è trattato di raccontare la mia esperienza, mi sono sentito forte a sufficienza per affrontarlo; poi però la mia vicenda si è (almeno temporaneamente) risolta, e parimenti l’argomento ha assunto la rilevanza di emergenza drammatica. A questo punto non mi sono sentito più in grado di dare consigli o indicare percorsi, troppo rischioso generalizzare, troppo delicato l’argomento. La verità è che dopo aver iniziato questo blog, in me si sono accesi (o riaccesi) mille interessi. E a questi dedico gran parte del mio tempo libero, fosse anche solo a leggere e ad informarmi su di essi. E il mio tempo libero si è anche piuttosto ridotto rispetto a quando pubblicavo post con maggiore frequenza. È vero che lavoro meno rispetto a sei o sette anni fa. Ma è anche vero che lavoro di più rispetto a due o tre anni fa… Per esempio sono tornato a interessarmi di politica, e per quanto fatichi a partecipare attivamente, in prima persona, mi piace molto leggerne, e questo mi porta via una porzione di tempo comunque importante.

Tutto questo per dire che se negli ultimi mesi ho trascurato questo blog, è anche… per colpa sua, perché ha risvegliato in me la voglia di fare, di imparare, di leggere, di vivere al di fuori di quel triangolo rassicurante ma diabolico racchiuso fra un letto, una scrivania e un televisore. È per questo che, nonostante, lo frequenti poco, amo profondamente Viaggioleggero. E non ho alcuna intenzione di abbandonarlo.

 

 

 

 

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