Perdere il lavoro 2: Riprenditi il tuo tempo

di adf


In un post precedente (qui), abbiamo visto come la perdita del posto di lavoro, un’esperienza oggettivamente drammatica, presenti però anche dei risvolti positivi. Il primo, e più importante dei quali, è il recupero di enormi quantità di tempo, quel tempo che con il passare degli anni abbiamo gradualmente ‘svenduto’ al miglior offerente. La parola ‘svenduto’ vale per tutti, anche per chi con il proprio lavoro guadagna diverse migliaia di euro al mese: a meno che, infatti, il suo ruolo non sia di pura rappresentanza, e quindi venga pagato solo per il fatto di chiamarsi Tizio o Caio, anche lui, in cambio di tutti quei soldi, dovrà cedere buona parte del suo tempo. E il tempo di ognuno di noi non ha prezzo.

Dali

Il tempo (lo scrivevamo anche qui), è la risorsa più importante che abbiamo. È la nostra vera ricchezza. Dovremmo veramente avere cura di come passiamo (investiamo) il nostro tempo. Dunque, perdere il nostro posto di lavoro significa anche recuperare tutto quel tempo che di solito passavamo alla scrivania in ufficio, alle macchine in fabbrica, in cucina al ristorante e così via. Significa, in definitiva, avere la possibilità di tornare indietro e poter decidere da capo come allocare la nostra risorsa più importante: il nostro tempo. È una seconda opportunità. È nostro preciso dovere sfruttarla nel migliore dei modi. Ci viene concessa o, meglio, ci si presenta, in un momento della nostra vita in cui siamo più maturi, in cui si presuppone che la nostra capacità di giudizio sia migliore, e in grado di guidarci a una più saggia ‘economia’ del nostro tempo, ovvero a una scelta più soddisfacente di come impiegare le nostre giornate. Questo ovviamente non significa semplicemente cercare un lavoro più remunerativo di quello che avevamo prima. Significa invece dare il giusto valore a ogni singola ora della nostra giornata, significa farsi in continuazione domande sull’effettiva importanza di ciò che stiamo facendo, in ogni momento.

Prima che la casa editrice per la quale lavoravo fallisse, mi occupavo di televisione. Dovevo scrivere di televisione. Non solo: dovevo scrivere di alcune cose, ma dovevo anche leggere e correggere molte altre cose che invece scrivevano i miei collaboratori. Questo presupponeva, ovviamente, che io conoscessi in primis quello di cui scrivevo, ma anche quello di cui scrivevano gli altri. Di conseguenza guardavo continuamente televisione. Lavoravo in redazione 8-9 ore al giorno, e poi a casa guardavo la tv per almeno 3-4 ore ogni sera, weekend inclusi. Certo, c’è di peggio, ma non è di questo che mi preme parlare ora. Mi preme parlare del fatto che, una volta ‘andato’ il lavoro, sono sopravvissute le 4 ore al giorno di consumo televisivo. Mi ero abituato. Ero assuefatto. Un po’ speravo che la mia condizione fosse temporanea e che in breve avrei ripreso a fare lo stesso lavoro. Ci è voluto un po’, ma poi ho cominciato a farmi delle domande su quello che stavo facendo, sull’effettiva importanza di quello che stavo guardando. E di contro sull’importanza del mio tempo. 

Se perdi il lavoro, oggi, hai la grande opportunità di poter tornare a gestire interamente il tuo tempo. È un’arma a doppio taglio. Rischi di buttarne via tanto, o di tornare ad impiegarlo in modo poco proficuo. Non adagiarti in attesa di un’offerta di lavoro che magari non arriverà mai, di un contatto che non ti chiamerà, di una sicurezza che oggi non esiste. Ora più che mai, organizza le tue giornate, riempile di ‘task’, di compiti e incarichi da assolvere, leggi e studia, fai sport, impara a fare cose nuove, vai a letto stanco ogni sera. Bandisci la televisione dalla tua vita. E usa il tuo computer esclusivamente come strumento di lavoro, di ricerca e di studio, di condivisione di interessi e progetti. Insomma, impiega il tuo tempo per crescere, per migliorare, per prepararti ad una nuova vita.

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