Quando perdi il lavoro

di adf


Alcune sere fa ho conosciuto il papà di un compagno di scuola di mio figlio. Una persona simpatica ed educata. Un po’ timida, forse, o almeno questa è stata la mia prima impressione. Solo dopo esserci salutati, ho saputo che quella persona aveva da poco perso il lavoro. Quella timidezza era, probabilmente, insicurezza, dovuta a una causa che io ben conosco. Perdere il lavoro, in questo periodo, è un’esperienza molto difficile. Non so se ha senso, ma mi verrebbe da dire che è più difficile che in altri momenti, se non altro perché ora è molto più complicato trovarne un altro, di lavoro.

ierioggidomani

La crisi economica ha minato pesantemente il mondo del lavoro nel nostro Paese. Malgrado certi ottimismi, la sensazione di molti è che per tornare a stare meglio passerà ancora tanto tempo, e che nel frattempo potremmo andare a stare anche peggio. Proprio per questo perdere il lavoro e, con esso, buona parte delle proprie sicurezze, oggi più che mai può essere un’esperienza devastante. Parlo, anzi scrivo, per esperienza personale. A me è successo poco prima che iniziassero a soffiare forte i venti della crisi. Era ancora una brezza leggera, ma dalle mie parti, nel mondo dell’editoria, le saracinesche già venivano giù. Spiegare come ci si sente quando succede una cosa del genere, richiederebbe un post a parte, o forse addirittura un blog a parte. Per quanto mi riguarda si sono succeduti, in ordine sparso, uno smarrimento iniziale per l’improvviso cambiamento dei ritmi di vita, l’incredulità per non riuscire a trovare un altro lavoro come quello che avevo perso (il mio lavoro), la delusione per un sistema di ammortizzatori sociali strombazzato a destra e sinistra ma che si è dimostrato a dir poco farraginoso, e burocratizzato all’inverosimile, lo schifo per la legislazione folle che regola in Italia le procedure fallimentari di un’azienda, il panico davanti all’impossibilità di trovare un qualsiasi tipo di lavoro (non per forza il mio) che mi desse un minimo di sicurezza sul futuro nonché un reddito vagamente somigliante a quello che avevo. Il timore di non riuscire più a recuperare il mio status professionale (e il mio abituale reddito) è diventato prima una paura radicata, poi panico profondo, di quello che non ti fa dormire la notte, infine vero e proprio terrore per un futuro oscuro e senza speranza.

Oggi per me le cose non sono cambiate, allo stato pratico. Le mie condizioni economiche sono sempre piuttosto critiche, e l’andazzo generale non mi fa pensare che potranno migliorare granché a breve. Le mie entrate sono basse. Sto facendo molte rinunce e temo che altre dovrò farne a breve. Però qualcosa è cambiato. Ho raggiunto una nuova consapevolezza. Ho cominciato a guardare alla mia vita in modo diverso, mi sono reso conto di molti errori fatti in passato, non solo dal punto di vista pratico, ma anche dal punto di vista mentale. Ho analizzato il mio stile di vita e, per quanto alcune cose sinceramente le rimpianga, ho capito che si trattava di uno stile di vita sbagliato, e per certi versi assurdo. Insomma, tante cose le ho capite, tante le sto capendo, forse altre le capirò in futuro. Certo, di momenti bui ancora me ne capitano, e lo sconforto, la sensazione di fallimento, la depressione, sono sempre dietro l’angolo. Ma pian piano mi sto convincendo che in futuro guarderò indietro a questo presente con meno malinconia e più gratitudine.

È sulla spinta di questa mia esperienza che su questo blog voglio cominciare nei prossimi giorni a pubblicare una serie di ‘consigli’ per chi ha da poco perso il lavoro o lo sta perdendo. Consigli che in parte potranno sembrare banali. Ma ci saranno, lo garantisco, anche cose meno scontate. Certo il mio percorso, le mie convinzioni e dunque la mia storia, non potrà essere identica a quella di tutti gli altri. Io lavoravo nel mondo dei servizi, dell’editoria, ero un giornalista. La mia esperienza professionale, le mie ‘abilità’ sono diverse da quelle che ha per esempio un operaio addetto alla pressa. Io sono sposato, ho un figlio. Oggi perde il lavoro anche il single o il padre/madre con tre figli. E le situazioni cambiano. Proprio per questo non tutto quello che scriverò sarà pienamente condivisibile. Ma sono convinto (lo spero) che tra le righe si riesca comunque a trovare qualcosa di interessante e da poter adattare alla propria situazione.

Sono travestiti da consigli, ma vogliono essere soprattutto una carezza e una parola di conforto.

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