Una vita in vacanza

di adf


Quando ero più giovane viaggiavo di più. C’è stato un periodo, fra il 1992 e il 1998, che poi è il periodo in cui vivevo a Milano, che viaggiavo tanto. Ricordo avventurose vacanze estive in Irlanda, in Scozia, in Grecia, un bellissimo viaggio ‘on the road’ in Canada, e poi ‘weekend lunghi’ a Parigi o Londra, e anche viaggi di lavoro in Germania, in Olanda, ancora a Londra, ed estemporanee vacanze fuori stagione, come la prima volta che sono andato a New York. Era un periodo in cui, per quanto non mi mancassero i soldi, riuscivo a fare bei viaggi spendendo poco.

Quando si è giovani le comodità non sono un obbligo, vi si rinuncia a cuor leggero, e risparmiare non è difficile. Poi, gradualmente, le cose cambiano. Si cresce e ci si adatta meno, soprattutto se si condivide l’esperienza del viaggio con persone che hanno priorità differenti. Quando poi la famiglia cresce, le esigenze cambiano, e se non vuoi rinunciare al viaggio, è necessario scegliere attentamente le destinazioni, analizzando a fondo tutte le possibili variabili a fronte della presenza di uno o più bambini. Ed è chiaro che l’aspetto economico incide, e anche parecchio. Quindi si viaggia meno, si scelgono vacanze diverse, si resta in Italia, si cerca la sicurezza e la comodità. Ed è un altro tipo di vacanza

Tralasciando il fatto che ultimamente il poter andare in vacanza, per molti di noi, è diventato un lusso ormai insostenibile, voglio tornare un attimo alla dimensione del vacanza-viaggio, quella che io in assoluto preferisco. La preferisco perché viaggiare ti costringe, in un certo senso, a uno stile di vita molto diverso. Per esempio puoi portare con te un numero molto limitato di oggetti, puoi vestirti in maniera molto libera e ‘pratica’, devi rinunciare alla tv e, spesso, al computer. Ma soprattutto il viaggio, e in modo particolare quello fatto all’estero, suscita in me una curiosità irrefrenabile per tutto: per le persone, per il loro modo di vivere, per la storia del luogo dove mi trovo, per il cibo, per tutto. (Devo aver già scritto da qualche parte che il lavoro che vorrei fare per vivere è viaggiare e scrivere dei miei viaggi… e non credo di essere l’unico).

Malgrado la difficoltà di viaggiare con i figli (piccoli) al seguito, a fine 2007 (era il mio viaggio di nozze e Luca aveva 5 anni) sono stato a New York per una settimana o poco più. New York è una città, anzi, un’esperienza fantastica. Ma non voglio dilungarmi su questo. Per me non era la prima volta, ma per mia moglie sì. Quindi era d’obbligo seguire un itinerario turistico piuttosto canonico. Il bello veniva dopo l’ora di pranzo, quando il bambino doveva fare un pisolino e la mamma era ben felice di riposarsi un po’ dopo un’intera mattinata in giro per la città. In quelle due ore circa io facevo un altro tipo di vacanza. Cominciavo a camminare per le strade meno battute di Manhattan, lontano dai grandi negozi della Quinta Strada. Alla scoperta di scorci che non vedi nei film, di negozietti a conduzione famigliare (sì, esistono anche lì), di piccole gallerie d’arte, fra veloci fughe nei musei e visite lampo ai luoghi-icona della storia della musica. Che goduria! Avevo il tempo che mi serviva per passeggiare, la testa giusta per godere di suoni e profumi, gli occhi bene aperti per vedere colori e sfumature. Eccola la mia vacanza. Vorrei vivere come se fossi sempre in vacanza. Ecco, è arrivato, dirà qualcuno… Parliamone…  È possibile vivere come se fossimo sempre in vacanza? No, è bene dirlo subito. Non è possibile a meno che non abbiate da parte denaro a sufficienza da potervelo permettere. Perché fino a prova contraria, la prima e la più importante differenza fra la vita di tutti i giorni e quella che facciamo in vacanza, è che nella prima dobbiamo lavorare.

Però ci si può avvicinare, in qualche modo. Per esempio cominciando a vestirci in maniera comoda, invece di farlo pensando a come fare bella figura di fronte ai nostri colleghi o ai nostri vicini di casa. E chi non può farlo per via del lavoro che gli impone alcuni standard, può comunque farlo quando non lavora. In vacanza in genere si sta più rilassati anche perché, almeno quando si viaggia, si ‘posseggono’ poche cose, l’essenziale. Questo permette di avere molto più tempo per se stessi, perché non bisogna continuamente mettere in ordine, quando lo si fa ci si mette molto meno, ci si può muovere con facilità, si è meno schiavi delle nostre cose. Ma questo possiamo farlo anche nella vita di tutti i giorni. Una seria operazione di decluttering in casa nostra, potrebbe farci riscoprire tutti i vantaggi dell’essenzialità. Non arriveremo mai alle dimensioni di un trolley da imbarcare su un volo low-cost, ma ci sentiremo comunque molto più leggeri. In vacanza si riduce parecchio il consumo televisivo. In viaggio, poi, si elimina del tutto. Ma ridurre il consumo televisivo sempre, 365 giorni l’anno, è qualcosa che dipende solo da noi, e non c’è bisogno di spiegare il vantaggio che ne deriverebbe. E qualcosa di simile dovremmo farlo con il computer. Parecchi di noi lo usano in maniera costante per lavorare. E qui forse usarlo meno diventerebbe controproducente (ma potremmo sempre imparare ad usarlo meglio). Il problema inizia quando anche a casa si passano ore a navigare su Internet, fra social network, posta elettronica, videogiochi e altro. Così diventa come la tv, salvo forse che il computer ti isola ancora di più rispetto alla televisione.

E poi c’è l’altro aspetto, quello del piacere della scoperta, della conoscenza, che fa capolino ogni volta che ci troviamo in viaggio. Io vivo a Roma. E a parte i sei anni che ho passato a Milano e di cui scrivevo prima, ho sempre vissuto a Roma. Mi considero una persona di cultura medio-alta. Vabbeh, diciamo media… Ho sempre manifestato un certo interesse per la storia, per l’arte, per le bellezze naturali, le cose che vado a cercare quando sono in vacanza in altre città. Eppure Roma la conosco molto poco. Sono entrato per la prima volta in vita mia nella Cappella Sistina l’anno scorso, approfittando di una gita scolastica di mio figlio. Non mi vergogno di questo. Nel senso che non è la vergogna il sentimento che provo quando penso a questa cosa o ne parlo con qualcuno. Quello che provo è più un senso di profondo dispiacere: non sto sfruttando una possibilità che la vita mi sta offrendo. Questa possibilità la vita la sta offrendo a me, e non la offre a tutte le persone che invece non vivono a Roma (e il discorso è possibile estenderlo a tutti noi che viviamo in Italia: abbiamo, da questo punto di vista, molte possibilità che gli altri non hanno). Ci sono centinaia di migliaia di persone, ogni anno, che spendono centinaia o migliaia di euro per venire a Roma, anche solo per una settimana. Così come io sono stato capace di spendere migliaia di euro per andare a New York. Spendiamo tanti soldi per andare a vedere posti lontani. È bello, va bene. Però è paradossale avere a portata di mano tutto l’anno musei, monumenti, piazze famose e bellezze naturali, e non approfittarne. Anche questo ci aiuterebbe a vivere meglio, a sentirci come se fossimo in vacanza. Non per 365 giorni su 365, magari. Ma sicuramente per più di una settimana l’anno.

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