Necessità, priorità e distrazioni

di adf


Non ti distrarre! Mi capita di ripeterlo spesso a mio figlio. Quando fa i compiti, o è impegnato in un’attività sportiva, quando magari stiamo attraversando la strada… Non ha neanche 10 anni, è normale che, colpito da un milione di stimoli per certi versi ancora nuovi, parta per la tangente nel momento sbagliato. Ora però guardo me stesso e cerco di analizzare meglio le mie… distrazioni.

Che sono tante, perché tanti, comunque, sono gli stimoli esterni che ricevo durante la mia giornata tipo. E forse è il caso di chiarire meglio cosa si intende per distrazione. È ovvio che se mi arriva una telefonata mentre sto scrivendo un post per il mio blog, questa costituisce una distrazione (per quanto importante o piacevole possa essere): mi costringe a porre attenzione su qualcosa di diverso da quello che stavo facendo fino a quel momento, con conseguenze da valutare in base alla mia capacità di tornare poi a concentrarmi sulla scrittura. Allo stesso modo, però, potrei considerare ‘distrazione’ proprio il fatto che sto scrivendo quel post per il mio blog, quando magari in quel momento dovrei invece portare avanti del lavoro rimasto indietro. O addirittura considerare una distrazione il portare avanti quel lavoro rimasto indietro, quando forse la cosa migliore sarebbe passare quella mezz’ora a organizzare un altro lavoro o a giocare con mio figlio. A definire qual è la vera distrazione fra tutte queste alternative proposte, dovrebbe essere una scala valoriale delle priorità che, per forza di cose, sarebbe del tutto personale, e definita a sua volta da una personale scala di bisogni, di necessità. Ho bisogno di soldi? La mia priorità sarà il lavoro, dunque meglio non distrarsi con il blog e meglio rispondere alla telefonata che potrebbe portare a nuove occasioni di lavoro. Ho bisogno di passare del tempo di qualità con mio figlio? La priorità va al gioco con lui, il lavoro può aspettare, e così il blog. Dunque prima di imparare a gestire le distrazioni, bisognerà capire quali sono le vere distrazioni, quindi definire la propria scala delle priorità (che chiaramente non sarà immutabile, così come non lo sono le nostre necessità). Esiste una valutazione delle priorità che non facciamo noi, ma che viene definita socialmente e che, magari non per intero, generalmente accettiamo. È quella che mette ai primi posti la famiglia, il lavoro, gli amici, la gratificazione personale e varie ed eventuali. Sono priorità cui si sfugge solo in casi particolari: se non ho moglie e figli, né voglio averne, posso eliminare dalla mia personale scala il discorso famiglia, se sono milionario, posso eliminare (o quantomeno ‘declassare’) la priorità lavoro. Mixare le priorità ‘socialmente definite’ con quelle particolari di ognuno di noi, dovrebbe facilmente permetterci di definire la nostra personale scala di priorità. Adesso arriva la parte più difficile. Perché, almeno teoricamente, per vivere una vita soddisfacente, dovremmo viverla esclusivamente ispirandoci alla nostra scala di priorità. Solo in quel modo, infatti, saremo letteralmente in linea con l’obiettivo che ci siamo posti all’inizio, quello di dedicare il nostro tempo esclusivamente a soddisfare le nostre necessità primarie, senza distrazioni. È facile intuire che meno necessità avremo da soddisfare, meno priorità saranno presenti nella nostra personale scala, e più tempo avremo da dedicare ad ognuna di esse. Dunque è importante lavorare sulla definizione delle proprie necessità. Se non siamo contenti della nostra vita, del nostro modo di vivere, probabilmente abbiamo troppe necessità (o presunte tali) e quindi troppe false priorità. Il primo passo da fare è quello di capire cosa stiamo considerando come ‘necessità’. Per farlo è importante analizzare nella maniera più approfondita possibile le nostre giornate, e stilare una lista completa, quasi enciclopedica, delle nostre attività. Preparata la lista, accoppiamo ad ogni nostra attività il tipo di bisogno che questa va (o tende a) soddisfare. Avremo così una nuova lista con i bisogni, le necessità alla cui soddisfazione stiamo effettivamente dedicando il nostro tempo. Ed ora cominciamo a cancellare quelli che non sono bisogni reali, cominciamo a togliere, a sottrarre. Faciamo un po’ di… declutering! Quello che non è un bisogno reale, è una distrazione. Più distrazioni elimineremo, più tempo avremo da dedicare alle nostre priorità. Avere cinque priorità e riuscire a soddisfarle tutte e cinque permette di vivere una vita felice (e magari a rilanciare, aggiungendo una nuova priorità alla nostra lista). Averne dieci e riuscire a soddisfarne ‘solo’ nove ci lascerà sempre con l’amaro in bocca.

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