Passo indietro o salto mortale?

di adf


Questa mattina ho aperto Facebook e ho trovato postata da più di uno dei miei contatti, questa intervista a Serge Latouche, leader del Movimento per la Decrescita. Da qualche mese di questo movimento di parla molto anche da noi, e non sempre in modo appropriato. Io stesso ho postato ogni tanto qualcosa, qui o su Facebook. Inutile dire che le argomentazioni e le critiche del Movimento sono molto meno superficiali di quel che passa sui giornali o in tv, in quei rari casi in cui questi se ne occupano. Coinvolgono in realtà dottrine macroeconomiche, vicende storico-sociali, antropologiche e umane la cui analisi è piuttosto complicata, soprattutto se chi cerca di capirne di più è, come me, a digiuno di determinati argomenti.

È frustrante non riuscire a valutare adeguatamente ragioni pro e contro, soprattutto quando queste sono espresse con grande convinzione da una parte e dall’altra, e a maggior ragione in casi come questo, quando in gioco c’è il futuro nostro e dei nostri figli. Fin da quando ne ho scoperto l’esistenza, il Movimento per la Decrescita mi è sembrato rispecchiare valori positivi. Alcune delle istanze propugnate erano mie ancor prima che le sapessi loro. E per questo li ho seguiti con una certa simpatia. Questa intervista però mi ha preoccupato parecchio. Latouche, del quale ho acquistato da poco (e quindi non ancora letto) il libro Per un’abbondanza frugale, proprio per cercare di capirne di più, parla senza mezzi termini della necessità di andare verso la bancarotta (non solo in Italia come suggerisce il titolo dell’intervista, ma in tutta Europa) per poter poi ricominciare con un’economia più sostenibile. Non facendo mistero che questo possa anche provocare “violenza e dolore”. Propugna il ritorno di massa all’agricoltura e a una sorta di proto-capitalismo precedente alla nascita della grande finanza. Detta così sembra anche una prospettiva affascinante, se non fosse che si intuisce fra le righe anche il ritorno a una povertà diffusissima che seppur ‘mal comune’ a me non suona affatto come ‘mezzo gaudio’. Il fatto che dovremmo abituarci a non muoverci più oltre 30 km dalla nostra casa (solo perché il 99% dell’umanità ha vissuto così in passato), proprio non mi riesce di considerarlo un obiettivo desiderabile. Ma il peggio viene verso la fine dell’intervista, quando Latouche ipotizza che la transizione possa anche avvenire in modo violento e, dopo aver già fatto alcune concessioni ai movimenti di estrema destra europei, che in futuro si possa anche giustificare una forma di governo diversa dalla democrazia, purché il dittatore o il despota abbiano a cuore il bene comune dei cittadini. Beh, per essere un’utopia (a definirla così è lo stesso Latouche) a me sembra piuttosto inquietante e, sinceramente, poco desiderabile. Più che un passo indietro, direi un bel salto mortale.

Dunque siamo messi così? O pesci in un acquario sotto l’occhio attento dei grandi speculatori, o contadini isolati sotto il tallone del grande dittatore? È questa la scelta? Nessuna terza via? 

Annunci