Il campo gravitazionale

di adf


C’è qualcosa che non va. Io sto cercando di cambiare strada, ed ho già le mie difficoltà, quelle che di solito si incontrano quando si è sempre fatto X e si decide di cominciare a fare Y. Ma non è solo questo. Vengo comunque risucchiato verso X. Ci sono delle forze che cercano di impedirmi di andare verso Y. È come se le consuetudini, le regole, le normative, perfino i sentimenti e, ovviamente, le persone e le istituzioni, complottino perché tutto continui come prima, anche se il prima si è dimostrato non riuscire più a funzionare. È come se la società, o almeno il pezzo di società in cui agivo io, avesse intorno a se un alone, una forza gravitazionale che non mi permette il cambiamento di rotta. O almeno non mi permette il cambiamento piccolo, quello iniziale e graduale di un cambiamento via via più importante e sostanziale. Ho come l’impressione che se invece decidessi per un cambiamento radicale, più improvviso e netto, riuscirei a battere quella forza gravitazionale. Ma per quel tipo di svolta non ci sono le condizioni, per il momento, e mi auguro che non ci siano mai, perché il presupposto per quel tipo di svolta è per me angoscioso, quasi insopportabile.

Il tempo: dopo essere stato uno di quelli che rimpiange di non aver mai tempo per fare quello che gli piace, ho improvvisamente avuto tutto il tempo del mondo. E avendone tanto, ho cominciato ad allocarlo per cose più e meno importanti, per me e per altri. Oggi, di nuovo, non ho mai tempo per fare quello che vorrei, non riesco ad aggiornare questo blog con la frequenza necessaria, non riesco a portare avanti i progetti messi in cantiere e non riesco a metterne in lista altri. Molto del tempo che oggi torno a sacrificare mi serve per mettere insieme i soldi che prima avevo assicurati a fine mese (e, oltre che sicuri, erano anche molti di più).

I soldi: oggi non ho la disponibilità economica che avevo qualche anno fa. È successo a me, è successo e sta succedendo a tanti. Ovviamente non è facile. Patisco la situazione, ne sento il peso, sono preoccupato (per la verità più per le persone di cui ho e sento la responsabilità che per me). Temo di dover rinunciare a quello che mi ero costruito in tanti anni. Temo che il futuro che mi ero prefigurato sarà in realtà molto più difficile. Oggi faccio delle rinunce. Rinuncio a molte cose che un tempo erano abituali. Non tutto mi sembra più così necessario, ma per certe cose, come le vacanze e i viaggi, non riesco a rassegnarmi.

Il passato e il futuro: se c’è una cosa che ho capito, è che ho vissuto, abbiamo vissuto tutti, come società, al disopra delle nostre possibilità. Il cappuccino e il cornetto al bar ogni mattina, la pausa pranzo fuori, un’automobile a testa, il cinema, la palestra, lo shopping del sabato, la gita domenicale, il centro commerciale, la pay tv, l’home theatre, il nuovo gadget e l’ultimo computer, le scarpe di Tizio e la giacca di Caio, il weekend a Ventotene e la vacanza a New York, il mutuo per la casa, la cena al ristorante, non una, le cene al ristorante, il televisore piatto, il microonde… troppo! Non ce lo possiamo permettere più. Non tutti, almeno. Ci hanno fatto una promessa e ci abbiamo creduto. Ci hanno mentito, forse non intenzionalmente, ma ci hanno mentito. Io questo l’ho capito. Ormai l’ho accettato. Oggi sono pronto al ‘meno’. Il mio futuro sarà ‘meno’, lo so. Spero di riuscirci, perché quella forza gravitazionale mi ripropone in continuazione vecchie situazioni, pericolose tentazioni, sfide insidiose.

Le difficoltà: sto cercando di vendere la casa che ancora non ho finito di pagare. Non mi posso più permettere il mutuo. Ma nessuno la vuole. Almeno al prezzo che io reputo giusto e al quale l’avevo praticamente venduta cinque anni fa, quando volevo prenderne una più bella. Sto abbassando il prezzo, ma il mercato immobiliare, almeno per le case di valore medio-basso è fermo. Per quanto possa abbassarlo, c’è il rischio che io non riesca a venderla. Dunque devo impiegare una quantità maggiore del mio tempo per cercare di guadagnare più soldi per poter continuare a mantenere la casa, retaggio del (mio) vecchio regime. Il campo gravitazionale non mi molla. Le persone che mi sono accanto, mia moglie e mio figlio, fanno parte del campo gravitazionale. Se mio figlio, ancora piccolo, continua a chiedere come fanno tutti bambini della sua età, è normale, ancorché sfibrante. Se è tua moglie, teoricamente adulta, a comportarsi come se da un momento all’altro tutto dovesse tornare come prima, è diverso. E frustrante. E pericoloso. Il campo gravitazionale. Il mio vecchio lavoro, perfino, non mi lascia in pace. L’azienda per la quale lavoravo è fallita a fine 2008. Mi devono ancora dei soldi. Siamo nel 2012, sono passato quasi quattro anni e ancora non li ho avuti. Succederà quest’anno, forse. Saranno molti di meno rispetto a quelli che un giudice ha riconosciuto mi spetterebbero. Mi sarebbero comunque molto utili. In compenso l’Agenzia delle Entrate mi tormenta con richieste al limite della follia per omissioni imputabili all’azienda. Ma è più facile chiedere a una persona che a un’azienda in fallimento. E dunque raccomandate, avvocati, documenti… Il campo gravitazionale.

Lasciatemi stare. Devo cambiare, voglio cambiare strada. Lasciatemi andare.

Annunci