Dalla parte di Devis

di adf


Ho seguito con interesse la vicenda di Devis Bonanni, il ventisettenne di Raveo (Udine) divenuto celebre grazie a un minidocumentario di Mtv che trovate qui. Brevemente: a 23 anni Devis molla il suo lavoro di tecnico informatico, si trasferisce in un prefabbricato e con i soldi fin lì risparmiati comincia a coltivare il campo limitrofo, mette su una serra con un bell’orto. Vive con quello che gli da la terra, parte lo tiene per se e parte lo scambia con altri beni (o magari lo vende ad amici e parenti). Il prefabbricato, proprietà della famiglia, è poco più di una capanna: riscaldamento a legna, forno a legna, lo stretto indispensabile per vivere, più un pc e una connessione a Internet. Vende la macchina e compra una bicicletta. Le cose non gli vanno subito bene, e i momenti di sconforto sono tanti e grandi. Se siete interessati ad approfondire, qui c’è il suo blog. Però, piano piano Devis si organizza, supera le difficoltà che gli si presentano, diventa un personaggio: dalle sue parti, prima, e poi anche nel resto del Paese, grazie al blog, a un libro uscito di recente, all’intervista di Mtv e all’attenzione riservatagli dal sito del Corriere della Sera che, in un articolo del 13 marzo scorso, rilancia la sua storia. E qui viene il bello. Perché la cosa che più mi ha colpito non è stata la storia di Devis in quanto tale, bensì le reazioni che questa ha suscitato (dallo stesso articolo si accede ai commenti). O, meglio, non tanto le reazioni (alcune positive e altre negative), quanto le motivazioni portate avanti da chi ha attaccato Devis e le sue scelte. Tanto che il ragazzo si è sentito in dovere di rispondere a chi lo criticava. Qui è possibile leggere il suo sfogo. Le motivazioni, dicevo.

Contabili: “Né affitto né mutuo, e allora già non vive con 200 euro mese ma è come fossero mille. Niente di che.”

Ecumeniche: “Fate un piccolo conto di quello che produce e consuma il signore e moltiplicatelo per 7.000.000.000 (se ogni abitante facesse così) e verrebbero numeri spaventosi e insostenibili”

Poliziesche: “La stufa a legna ha fatto i controlli annuali? L’impianto è a norma di legge? Il taglio degli alberi per la legna rispetta le normative forestali? La vendita di ortaggi è autorizzata? I redditi derivanti sono denunciati?

Alimentari: “Poi basta cecità sui prodotti naturali, ricordo che l’uranio, il piombo, il mercurio sono tutti elementi naturali però… non li mangia nessuno!”

Futuriste: “Adesso che di anni ne ha 28 è tutto un florilegio di ammirazione per il giovane che ha coraggio di andare controcorrente… quando avrà 60 anni chi gli coltiva la terra? E a 70?”

Catastrofiste: “Tutto molto bello, ti chiedo: se la tua bicicletta si rompe? E se ti ammali? Chiedi aiuto all’orto?”

Paleolitiche: “Frugale per me è vivere in mezzo alla natura senza artifizi, come vivere in una caverna, camminare per chilometri, e cibarsi di tutto ciò che si incontra nel percorso…”

Previdenziali: “Chi ti paga l’accantonamento per la pensione? Le tasse? La malattia? Le assicurazioni?”

Odontoiatriche: “E se devi andare dal dentista come fai? Con quel che costano”.

Fiscali: “Probabilmente sarà aiutato dal Comune (sovvenzioni), dal papi o sarà un evasore”.

Immobiliari: “Dove trovare un appezzamento di terra, una casa rurale lontana da tutto e tutti, una bella famiglia per darsi una mano nei campi e compagnia la sera a 200 euro?

Millenariste: “Questo modello è medioevale, quando la gente moriva di fame, di malattie e di sporcizia e si ammassava ai piedi di un Convento per ricevere assistenza. Immaginate un’alluvione o un’estate secca che gli uccide le piante dell’orto e gli rende la terra arida per sei mesi: come campa il nostro caro Denis?”

Estremiste: “E allora, caro Devis, vendi quella bella motozappa da 5.000 euro e comincia a zappare a mano!”

Tutte queste persone che hanno bollato un po’ frettolosamente Devis come un furbo, illuso e sfaticato figlio di papà, non hanno capito, secondo me, quel che più è importante nella scelta del ragazzo. Che è proprio la scelta in se stessa. Devis decide di andare a lavorare invece di intraprendere gli studi universitari perché ha in mente un’idea. Devis smette di lavorare perché ha messo da parte abbastanza soldi per mettere in pratica la sua idea. Devis fa la sua scelta: vivrà in modo diverso da come vivono i suoi parenti, i suoi amici, i suoi compaesani. Perché a lui, il loro (nostro) modo di vivere non piace. Quando Devis lo fa, ha solo 23 anni. 23! Un’età in cui la ‘gente normale’ si aggira ancora per le aule universitarie, vive con mamma e papà, non lavora o non ha idea di che lavoro vuole fare (e comunque, spesso, non ha alcun lavoro da fare). Ci sono anche ragazzi di 23 anni già laureati o già inseriti nel mondo del lavoro, ovviamente. Forse meno coraggiosi (o incoscienti) di lui, e che infatti hanno fatto una scelta più ‘in linea’ con le aspettative della società. Su Devis invece si scatenano dubbi e accuse e sospetti. Come se vendere verdura ‘in nero’ fosse peggio che andare a fare la commessa o il cameriere ‘in nero’. Come se andare a vivere in una specie di baita di proprietà della mamma fosse diverso che andare a vivere in un bilocale in città di proprietà del papà. Come se fare il contadino e però possedere un pc, fosse più grave che fare l’operatore di un call center e possedere un pc… Quello che scatena queste persone è, come sempre, la paura. Paura che tutti seguano l’esempio del pazzo. Paura che per questo il mondo cambi. Paura di perdere i propri riferimenti culturali. Paura che la scelta sconsiderata di un singolo arrivi un giorno a incidere anche sulla propria vita. Da qui nasce il rifiuto, e l’attacco. Ma chiaramente un ‘pazzo’ da solo non può fare tutto questo. Il cambiamento oggi può essere solo individuale, può maturare solo all’interno del singolo. Come scrive Simone Perotti (precursore ‘tardone’ di Devis e di tanti altri) in Avanti tutta, “per come sono andate le cose, non c’è più possibilità di correzione collettiva. Non voglio negare il ruolo del sindacato, delle manifestazioni di piazza, dei partiti politici. Finché c’è stato spazio hanno combattuto e anche vinto”. Spazio agli individui, dunque, a tutti i Devis di questo mondo. E se poi dovessimo scoprire che sono in tanti? Beh, “Se per le strade di una democrazia circolano migliaia di coraggiosi che intendono cambiare radicalmente la propria esistenza senza troppa paura delle consuetudini, può succedere di tutto“.

P.S.: a 23 anni ero lanciatissimo. Mi ero appena trasferito a Milano (da Roma), e iniziavo la mia attività di giornalista, diventando tutto quello che la società si aspettava da me (beh, diciamo quasi tutto). Mi sembrava una scelta molto coraggiosa allora. E lo era, forse. Il problema è stato che col passare degli anni quello spirito è via via scemato, e quando si è trattato di prendere nuove decisioni coraggiose, non me la sono sentita. Per dire che quella di Devis magari non sarà una scelta definitiva, o che comunque dovrà farne molte altre in futuro. Lasciamolo in pace!

2° P.S.: io non mi fido molto di una società così intensamente basata sui servizi come quella italiana. Mi piacerebbe molto saper produrre qualcosa, inteso come oggetti, o cibo. Avere una qualche attitudine artigianale, o contadina anche, da trasformare nel mio ‘piano B’. E invece mi scopro desolatamente incapace. Devo trovare una soluzione.

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