Scripta manent

di adf


“Papà, ma davvero lì ci sono dei libri che non hai mai letto?”. Ecco, è così che mio figlio, 9 anni, è entrato a gamba tesa sui miei dubbi e sui miei tentativi di procrastinare il più possibile le operazioni di decluttering sulla libreria. Perchè la libreria (quella che si vede in foto), e gli altri cento posti di casa dove ho accumulato libri (ho un cassetto del comodino che non si apre più, ci sono dentro dei libri che, a questo punto, credo si siano riprodotti…), sono stati regolarmente messi nella lista dei luoghi da ‘bonificare’.

Solo che ogni volta che li guardo, passo regolarmente ad altro. L’ostacolo è chiaramente di natura culturale: sono cresciuto sentendomi dire da più parti che dei libri non ci si deve mai disfare, che l’importanza simbolica del libro va oltre il valore del singolo titolo, che i libri di qua… che i libri di là… E alla fine questo mantra l’ho fatto mio. Il problema nasce quando poi ti ritrovi a essere uno che ogni volta che entra in libreria per cercare un libro, ne esce con almeno cinque o sei tomi nel sacchetto. Non mi considero un ‘grande lettore’, ma un ‘buon lettore’ sì, di quelli che qualsiasi argomento attira la loro attenzione, gli vien subito la voglia di approfondire e finiscono in libreria. Leggere (e scrivere) sono per me attività vitali (la seconda sarebbe anche il mio lavoro, ma lasciamo stare). Nella/e mia/e libreria/e ci sono tanti romanzi, certo, ma anche saggi, biografie, libri fotografici e d’arte. Tanta roba… forse troppa. Come conciliarla con la necessità e la volontà di fare decluttering? Dopo attenta riflessione, qualche conclusione l’ho tirata. È vero che l’importanza simbolica del libro ecc. ecc., ma è anche vero che l’importanza simbolica di un ‘divertissement’ firmato Gene Gnocchi, non è la stessa di un classico di Dostoevskij. Dunque il primo approccio al decluttering dei libri è senza dubbio quello di valutare oggettivamente l’importanza dell’opera, arrivando alla definizione di due categorie, quella dei ‘sacrificabili’ e quella degli ‘intoccabili’. Cosa va messo in una categoria e cosa nell’altra?

Fanno parte dei SACRIFICABILI:
– i libri che ho iniziato a leggere ma che ho interrotto perché brutti-noiosi-stupidi (mi è successo più di qualche volta).
– i libri che ho letto, che non leggerei mai una seconda volta, e che non consiglierei mai a nessuno (ne ho diversi).
– i libri di stretta attualità… quindici anni fa… (ha senso conservare un libro di Bill Gates che parla delle prospettive della Rete come si immaginavano nei primi anni Novanta?).
– i libri che non ho letto, e che giacciono nella libreria da almeno quattro o cinque anni (se non li ho ancora letti, significa che non li leggerò mai).

Fanno parte degli INTOCCABILI:
– i libri che ho amato leggere e/o che mi hanno insegnato cose importanti (mi piace ogni tanto andare a sbirciare lì dentro).
– i libri che ho acquistato per motivi professionali e che ancora possono essere utili (sì, lo so che su Internet c’è tutto, ma bisogna cercarlo…).
– i ‘classici’ già letti (è molto raro che io legga una seconda volta lo stesso libro, ma quando è successo si è sempre trattato di un grande classico).
– i ‘classici’ non ancora letti (ho sempre avuto la visione di me stesso da vecchio immerso in libri importanti, magari non affrontati da giovane perché non certo di esserne all’altezza).

Una volta fatto questo, mi ritroverò con una pila di libri di cui disfarmi alla mia sinistra, e una pila di libri da conservare alla mia destra. E sulla libreria ci saranno ancora molti volumi, il cui destino dipende invece da altri fattori. Ci saranno per esempio alcuni libri acquistati o ricevuti in regalo negli ultimi due o tre anni e che ancora non ho letto. Il loro destino sarà diverso. Ai primi verrà data una seconda chance, se non altro perché li ho pagati, e allora li metterò in una ‘zona d’ombra’ dalla quale dovranno uscire entro un anno o due, in un modo o nell’altro: o nel frattempo li avrò letti, e allora il loro destino dipenderà dalla loro effettiva qualità, oppure saranno ancora intonsi e faranno la fine dei ‘Sacrificabili’ (a quel punto sarà lampante che non li leggerò mai…). Al contrario, per i secondi, che neanche ho scelto, e per i quali non ho pagato, si spalancheranno da subito le porte del decluttering. Apro una parentesi: non so se è così solo per me, ma difficilmente riesco a leggere un libro che mi è stato regalato. O meglio, difficilmente chi mi regala libri riesce a scegliere il libro giusto, di mio gradimento. Non ho gusti difficili, credo sia semplicemente qualcosa che ha a che fare con la scelta personale: quello di cui in definitiva si tratta, è dedicare il mio tempo (tempo libero, dunque di qualità) a un qualcosa che non ho scelto io. Non mi riesce facile. Torniamo agli scaffali della libreria, e ai libri ancora da valutare. Ormai avrò a che fare solo con libri che ho già letto e che mi sono piaciuti, alcuni di più, alcuni di meno. Le riflessioni a questo punto si parcellizzeranno. Ogni libro sarà un caso a se stante, ogni autore verrà valutato a seconda di ciò che mi ha lasciato. Terrò la maggior parte dei libri di Stephen King, per esempio. Intanto perché, (seppure tanti anni fa), mi hanno regalato giornate di lettura entusiasmanti, e poi perché mio figlio comincia a interessarsi al genere. Potrei rinunciare facilmente invece a Grisham: nonostante continui a seguirlo, infatti, lo considero una lettura leggera (per quanto divertente). Tentennerò invece davanti alla mia grande passione degli anni Novanta, James Ellroy. Ma forse non avrò necessità di spingere il mio biblio-decluttering così a fondo. Lo scopo non è ‘eliminare per principio’. Lo scopo è far entrare in maniera ordinata tutto ciò che sopravviverà, nella sola libreria principale in sala, ripulendo dai libri i comodini, i mobiletti e le mensole nelle altre stanze. Non voglio ritrovarmi alla fine con una libreria grande come una parete ma mezza vuota!

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