Il passato può essere ingombrante

di adf


Riemergo da un fine settimana (e oltre) di febbre alta e forti dolori muscolari. È iniziato tutto venerdì sera, dopo un take away cinese per celebrare una ‘serata dei maschi’ (quando cioè la moglie è fuori, e io e mio figlio ci facciamo del male con cibo discutibile e film horror-demenziali). Quando si è trattato di convincere la piccola belva ad andare a letto, ho cominciato a sentire i primi brividi. In pratica mi sono rimesso in piedi solo oggi, e sinceramente non mi sento ancora bene, per niente. Dunque ancora un fine settimana di stop sul fronte decluttering. Peccato, perchè venerdì, prima di cadere sotto i colpi del virus, ero riuscito a dare un senso al gran lavoro di cesello fatto nei precedenti fine settimana, quelli del ‘miracolo della neve a Roma’. Sono riuscito a vendere 255 film in dvd, e 150 dischi in vinile, svuotando buona parte della libreria dello ‘stanzino degli orrori’. Per me è stato un grande risultato. Non tanto dal punto di vista economico (comunque interessante), quanto per non aver minimamente tentennato di fronte al fatto che stavo eliminando dalla mia vita degli oggetti che mi legavano a dei momenti bellissimi della mia gioventù (i dischi in particolare). Preparare quegli scatoloni è stato molto impegnativo, e la tentazione di tornare sui miei passi ha fatto capolino più volte. Una volta chiusi, però, quegli scatoloni non erano altro che… scatoloni, ingombranti, da portare via, prima possibile. Gli oggetti, le cose, fanno questo effetto qui… ti sembra sempre che abbiano un certo valore, una certa utilità, e per questo ti lasci docilmente circondare da loro. Il valore reale dell’oggetto, però, è diverso da quello che gli attribuisci tu per ragioni affettive, nostalgiche, morali, famigliari ecc. Questo valore che tu gli dai è dentro di te, non dentro di loro… Se elimini quel disco che ti ricorda quella vacanza… elimini il disco, non la vacanza. Nè il suo ricordo. Conserviamo per anni e anni oggetti come biglietti aerei, guide turistiche, dischi, giornali, magliette, perché ci ricordano viaggi, vacanze, eventi, amori, affetti che per noi sono importanti e che quindi non dimenticheremmo comunque. Ho trovato cose nei meandri dei miei mobili, che voi umani non potreste mai immaginare… vecchi quotidiani del 2001 (annunciavano la vittoria dello scudetto della mia squadra del cuore, li ho buttati anche per motivi scaramantici, considerato che da allora non si è vinto più nulla), la ‘stecca’ di quando ho svolto il servizio militare (1990! conservata per più di vent’anni anche se per me fu un’esperienza orribile…), una rubrica telefonica intonsa che risaliva all’incirca allo stesso periodo (esistono ancora le rubriche telefoniche cartacee?)… La mia teoria è che in questo modo mitizziamo il nostro passato: più reliquie del nostro passato abbiamo da mostrare a noi e agli altri, più il nostro passato si fa importante e interessante, e maggiore diventa la sua capacità di consolarci se il nostro presente non corrisponde alle aspettative che avevamo, o se il nostro futuro ci appare pieno di incognite. Negli anni ci costruiamo una sorta di assicurazione sulla felicità: se il nostro presente non ci piace, abbiamo comunque un gran bel passato da raccontarci! Una polizza comoda ma ingannevole. Eliminiamo le reliquie, viviamo nel presente, e non smettiamo mai di lavorare per costruirci un futuro migliore.

Annunci