Differenze

di adf


Non so se magari si è saputo in giro, d’altra parte se ne è parlato poco…. ma a Roma nei giorni scorsi è nevicato. Essendo stata la cosa ampliamente prevista, venerdì scorso ho deciso di muovermi con i mezzi pubblici, e tornando a casa la sera ho usato la metropolitana. Sono salito in centro, a Piazza di Spagna, e ovviamente ho beccato anche tanti turisti che, loro sì con le facce un po’ sorprese dall’estemporaneo fenomeno meteo, si spostavano, immagino, verso i loro alberghi-b&b-casevacanza. Mi sono scoperto a riflettere sul loro modo di vestire, soffermandomi sui giovani in particolare. Se non fosse per le scarpe, dove si nota una certa predilezione per la sneaker sportiva, tutto il resto è totalmente anonimo e piuttosto minimal. Difficile vedere addosso a teenager o ventenni e trentenni spagnoli, tedeschi o inglesi, giacche o giubbini firmati, felpe di marca o pantaloni griffati. Al massimo qualche concessione viene fatta all’abbigliamento tecnico, e allora spunta qualche giacca a vento The North Face. Liquidare il tutto con il classico “non si sanno vestire” mi sembra un inutile esercizio di sciovinismo. Inevitabile è scattato il paragone con i pari-età nostrani, che invece ostentano marche ed etichette come fossero polli al supermercato. Ora, non vorrei sembrare uno di quei vecchi rompiscatole che “chissà dove andremo a finire”, “i giovani d’oggi sono così e cosà”, “non c’è più religione” ecc. È vero che il consumismo è consumismo ovunque, anche in Spagna, in Germania o nel Regno Unito, ma non è che forse qui da noi i giovani non vengono educati adeguatamente di fronte al bombardamento pubblicitario e modaiolo cui siamo sottoposti? Essendo giovani consumatori, forse avrebbero anche bisogno degli strumenti necessari per analizzare e razionalizzare i loro consumi. Perchè non si debbano risvegliare passati i quarant’anni, a rincorrere uno stile di vita diverso e più salutare, come qualcuno di mia conoscenza…

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