Farmer’s Market: c’è qualcosa che non capisco

di adf


Per la prima volta, questa mattina sono andato a fare spesa in un Farmer’s Market. Si tratta di un mercato dove i coltivatori si riuniscono per effettuare vendita diretta al pubblico. Niente di nuovo, ma ultimamente di vendita diretta se ne parla parecchio. “È un fenomeno che, in Italia, ha stentato a diffondersi ma che, oggi, sta suscitando un particolare interesse da parte dei consumatori, che possono risparmiare e avere certezza dell’origine di ciò che acquistano, e delle aziende agricole che, accorciando la filiera, vedono aumentare il valore aggiunto di ciò che propongono“, come scrive l’opuscolo realizzato dalla Onlus ambientalista FareVerde per la commissione Ambiente di Roma Capitale (Comune di Roma) dal titolo Tu risparmi, l’ambiente ci guadagna. Incuriosito da questo e da quanto avevo recentemente letto su alcuni blog, ho voluto provare anche io. Lo scopo era meramente pratico: confrontare il F’sM con gli altri punti vendita dove abitualmente io e la mia famiglia ci forniamo per capire se c’è occasione di risparmio oppure no. Visto che si è fatto un gran parlare la scorsa settimana, a proposito dei supermercati carenti di merci a causa dello sciopero dei tir, con conseguente aumento dei prezzi, sono passato venerdì presso i due super dove più spesso facciamo la spesa. La merce c’era, i prezzi erano i soliti, e io mi sono annotato quelli della frutta e della verdura di stagione. Per la cronaca si tratta di un punto vendita ex Carrefour, da poche settimane passato alla catena Savings, e di un punto Todis. Fra i due, relativamente alla frutta e alla verdura, ho trovato poche differenze. Quando questa mattina sono andato al F’sM (quello nell’ex mattatoio di Testaccio), non ho potuto fare a meno di notare che i prezzi sono decisamente più alti rispetto a quelli dei supermercati che frequento. Su tutto, sia sulla verdura che sulla frutta. Con una curiosa predisposizione ad arrotondare tutto a 2 euro al chilo. Ora, io non sono un esperto e magari mi sfugge qualcosa, ma credo che accorciare la filiera, oltre che ad inquinare meno, serva anche ad eliminare le intermediazioni fra il produttore e il consumatore, dunque a risparmiare su determinati costi che incidono sul prezzo al consumatore. Probabilmente le cose che ho comprato saranno mediamente più buone e saporite rispetto a quelle prese al super, e sicuramente sono più genuine, ma la sensazione che da parte del produttore-venditore ci sia un po’ di furbizia è piuttosto forte. Dimenticavo: ho fatto acquisti su almeno 5-6 banchi diversi (oltre a frutta e verdura ho comprato formaggi, pane, dolci e anche carne), non ho ricevuto neanche uno scontrino. Poi uno pensa male…

Annunci