Nuove abitudini

di adf


Devo dire la verità: questa nuova direzione minimalista mi sta entusiasmando. Ho scoperto che ci sono tantissime cose da leggere e da imparare. E mentre all’inizio la mia intenzione primaria, forse unica, era quella di operare un decluttering drastico e, più in generale, un distacco psicologico e fisico dagli oggetti che mi circondano, adesso mi sento molto più coinvolto da un minimalismo inteso come stile di vita tout court. Soprattutto come stimolo per la crescita personale. Possiamo fare decluttering non solo degli oggetti che stazionano nel nostro ambiente domestico, ma anche delle abitudini, degli atteggiamenti e dei comportamenti che scandiscono le nostre giornate. Non sto parlando di diventare… più buono. Sto parlando di eliminare quelle abitudini e quei comportamenti che ci distraggono dal raggiungimento dei nostri obiettivi quotidiani, così come facciamo con gli oggetti inutili che creano disordine nel nostro spazio vitale. E non ho alcuna intenzione di ricorrere a quei metodi assurdi che pretendono di trasformarci in ‘animali da obiettivo’ (poniti un obiettivo e poi ragiona e agisci solo in funzione di quello…) con il loro bel corredo motivazionale (tu sei il più fico, il migliore, puoi farcela, basta volerlo, niente ti può fermare…). Non voglio pormi grandi obiettivi a lunga scadenza, se non quello generico di migliorare la mia vita. Credo sia più opportuno lavorare sull’immediato e sul micro. Creando nuove, piccole abitudini che vadano a scalzare in maniera graduale e quindi poco traumatica le vecchie consuetudini ben radicate nelle mie 24 ore. C’è un blog molto interessante e di grande successo negli Stati Uniti, che ruota tutto proprio sulle piccole abitudini che possono migliorare la nostra vita (è qui). Per quanto mi riguarda, io sono partito da un post che il suo autore, Leo Babauta, scrisse nel gennaio del 2007 e che linko qui. Riguarda l’abitudine di svegliarsi presto la mattina. Ma non un ‘presto’ generico. Un presto che significa ‘prima di quanto sono abituato a fare’. Io non sono uno che si sveglia tardi, al massimo alle 7.15 sono in piedi e alle 8.00 sono fuori di casa per accompagnare mio figlio a scuola. Però mi affascina l’idea di abituarmi alla sveglia alle 6.00, per esempio. O meglio mi affascina l’idea di avere un’ora in più tutta per me prima che si metta in moto la normale routine famigliare. Sono anche disposto a cedere in cambio un’ora notturna, e ad andare a dormire un’ora prima rispetto a quello che faccio oggi. Cedo al mio sonno un’ora in cui di solito sono stanco e poco reattivo, ma gli strappo un’ora in cui sono riposato e più creativo. Comunque ci guadagno… Ma si va per gradi, intanto da tre giorni, la mia sveglia dice 6.45. Per ora non faccio grandi cose: 5 minuti di ‘riavvio’ con brevi esercizi di Tai Chi e per il resto mi prendo qualche minuto in più per prepararmi con più calma. Ma già penso a quando sarò in piedi alle 6.00.

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