Il coraggio di cambiare

di adf


Oggi ho incontrato il mio amico M. Era veramente tanto tempo che non ci vedevamo. Avevamo lavorato nella stessa azienda alla fine degli anni Novanta e poi ci eravamo persi di vista. Lo avevo poi rivisto per strada per un saluto al volo qualche anno fa. Solo dopo, tramite Facebook, ho casualmente scoperto che era stato compagno di scuola di mia sorella. Buffo no? Ma non era di questo che volevo parlare. Il mio amico M. si è messo a lavorare per conto suo ormai da parecchio. Si occupa anche lui di comunicazione, grafica, marketing ecc. Si è sposato e vive con sua moglie in affitto in un appartamento normalissimo in un quartiere mediamente popolare di Roma. Si sbatte qua e là per ottenere dai suoi clienti lavoro a sufficienza: il periodo è quello che è ma, mi assicura, in questi frangenti meglio essere soli, si resta più agili e veloci, si lavora meglio se si è piccoli. Insomma M. si basta. E M. non vuole sentir parlare di spread, di debito pubblico o di altre “cazzate” che “sono finte, non esistono, significano qualcosa solo per le banche che le hanno inventate”. E non vuole sentirne parlare perché tutte queste cose lo distraggono dai suoi interessi principali: il suo lavoro, sua moglie, i loro amici, la soddisfazione di fare un viaggetto ogni tanto. E il suo benessere fisico. È tornato a fare attività sportiva dopo parecchio tempo, e grazie ad un amico è riuscito ad avvalersi di una struttura seria che lo sta rimettendo al mondo. Quello che doveva essere un caffè veloce, per due chiacchiere di lavoro, si è trasformato in un’ora buona di scambio di idee. Abbiamo parlato di Tai-Chi, di yoga, di minimalismo, di decrescita felice, di downshifting, di permacultura, di tanti temi che da qualche tempo mi interessano in modo particolare, e che con grande stupore e gioia scopro che interessano anche a un sacco di altre persone. Non lo sapevo e non me lo aspettavo. Ma ne sono molto contento. E sono contento perché quando leggo Simone Perotti che scrive “Se per le strade di una democrazia circolano migliaia di coraggiosi che intendono cambiare radicalmente la propria esistenza senza troppa paura delle consuetudini, può succedere di tutto” (Avanti tutta), non penso più che sia un’illusione. Non so se siano migliaia i coraggiosi, ma ce sono tanti, molti di più di quanto mi aspettassi. E se il coraggio di cambiare non lo propone un partito, o un sindacato, o un movimento… ma nasce dentro un individuo, e poi dentro a un altro e a un altro ancora… beh, forse c’è speranza che qualcosa cambi davvero.

Annunci