Contenuto e contenitore

di adf


Rischiavo di far passare questo weekend senza essere riuscito ad ottenere risultati sul fronte decluttering. Ho avuto parecchi impegni il sabato, e la domenica mattina è riservata al piccolo Luca e alla sua passione per lo skate. Arrivato alle 18.00 circa della domenica, mi sono detto che non potevo lasciar passare così il fine settimana. Dovevo sistemare qualcosa, mettere in ordine un cassetto, buttare un po’ di roba inutile, semplificare anche in maniera minima o marginale il mio ambiente. Dopo aver letto sul già citato Simplify, alcuni consigli su come procedere nell’opera di decluttering, avevo deciso di seguirne da subito uno, e cioè quello di stilare un elenco dei diversi ambienti da sistemare, e ordinarlo poi dal più semplice al più complesso. Si comincia dall’ambiente meno incasinato, procedendo poi gradualmente con gli ambienti che invece richiedono più impegno. Il motivo di questa procedura non è banale. Iniziare dalle cose più semplici garantisce di ottenere più facilmente un successo. Il successo genera entusiasmo, e l’entusiasmo regala nuove energie e forti convinzioni per procedere nei propri intenti. Dunque avrei voluto compilare la mia lista ragionata, ma non avevo avuto il tempo per farlo, e mi rimanevano un paio d’ore prima di cena per improvvisare qualcosa. Con un’analisi superficiale quanto veloce, ho individuato nella camera da letto mia e di mia moglie, l’ambiente più semplice da ‘liberare’. In pratica si trattava di sistemare il mio comodino, niente di più. Sul comodino e dentro uno dei cassetti giacevano una dozzina di libri, mentre nell’altro cassetto c’erano quattro o cinque paia di occhiali da sole, altrettanti orologi, un po’ di roba elettronica (sul comodino tengo le casse dell’iPod) e parecchi altri gingilli inutili. Spostati i libri in sala, e buttata un po’ di robaccia direttamente nella spazzatura, si era creato spazio più che sufficiente per conservare in maniera ordinata tutto quello che volevo conservare. Ma in tutto ci ho messo meno di mezz’ora. Potevo fare di più. E il ‘di più’ in questione era la cassettiera da scrivania che da sempre giace in camera di mio figlio, ma che contiene solo roba mia. Sapevo che l’obiettivo era di quelli ambiziosi, ma sapevo anche che la soddisfazione sarebbe stata doppia, perché oltre al contenuto, avrei potuto eliminare finalmente anche il contenitore. La cassettiera in questione viveva con me da almeno quindici anni. All’epoca abitavo a Milano, e fu uno dei miei primi acquisti Ikea. Era sopravvissuta già a due traslochi, e pur non avendo nulla a che fare con il resto dell’arredamento della stanza di Luca, era ancora lì a ricordarmi che da nove anni mio figlio doveva condividere con lei la sua camera perché io non avevo mai il tempo/voglia di disfarmi del suo contenuto. Farlo è stato un po’ un tuffo nel passato. E dentro c’era anche qualche esempio del collezionismo ossessivo-compulsivo che mi porto dietro da quando ero bambino. Per esempio c’era la mia collezione di biglietti e di abbonamenti dello stadio (il grosso risalente agli anni Ottanta) e quella dei biglietti dei concerti (anni Ottanta e Novanta). Tutto eliminato senza stare a pensarci troppo (per evitare disastrosi ripensamenti). C’era addirittura un sacchettino con alcune memorabilia del mio anno di servizio militare (nel mio caso un anno di vita sprecato), spillettine, stecca e occhiello della mimetica con il numero del mio corso e le stellette colorate. Ma si può? Dentro c’era anche un cd player portatile praticamente nuovo che proverò a vendere, e tanta altra roba inutile, conservata inutilmente per anni e anni. Risultato: due sacchetti di spazzatura e la cassettiera finalmente vuota e pronta da eliminare. Mi sono sentito soddisfatto. Non solo, mi sono sentito più forte, perchè non farò più errori di questo tipo. E perchè questo piccolo successo mi ha dato nuovo entusiasmo. 

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