Da dove vengo – pt 3

di adf


Nel 2000 feci la grande scommessa, dandomi la motivazione che si danno un po’ tutti: se devo pagare così tanto ogni mese per una casa non mia in affitto, allora tanto vale pagarli di mutuo, quei soldi, e comprarmi una casa tutta mia. E quindi mi accollai un signor mutuo ventennale che, a meno di miracoli o decisioni folli, allieterà la mia contabilità mensile ancora per parecchi anni a venire. Anche l’arrivo di Luca pesò non poco sulle finanze familiari. Soprattutto nei primi due anni i bimbi riescono a incidere quanto non ti aspetteresti mai da esserini così piccoli. Poi è iniziato il gran casino: alcune scelte professionali quanto meno discutibili da parte mia e di mia moglie ci hanno fatti trovare del tutto impreparati nel momento in cui, a fine 2008, la casa editrice per la quale lavoravo ha dichiarato fallimento, lasciando me e i miei colleghi in cassa integrazione per due anni, alla fine dei quali siamo stati licenziati. Da quel momento in poi le cose si sono fatte un po’ dure. Nel senso che pur arrangiandosi a fare qualcosa per arrotondare la cassa integrazione, pur potendo contare sul tfr e sull’aiuto della mia famiglia, è stato chiaro fin da subito che bisognava dare un taglio piuttosto netto ai consumi. Ci ho messo un po’, ad abituarmi, e in questi anni qualche spesa che avrei potuto risparmiarmi comunque l’ho fatta. Poi, ad un certo punto, ho cominciato anche a vedere i vantaggi di uno stile di vita diverso rispetto a quello di prima. È vero che prima avevo più soldi, che andavo spesso al cinema (da quando c’è il bambino, in realtà molto meno e in genere solo per i film di animazione), che andavo spesso al ristorante o in giro nei weekend. Ma è anche vero che lavoravo sempre, che non ero mai a casa, che avevo demandato quasi del tutto la gestione di mio figlio a mia moglie, e che anche nei weekend non riuscivo mai a rilassarmi perché avevo accumulato troppe cose da fare. Improvvisamente ho avuto molto più tempo libero, da passare a casa e non solo, ho recuperato alcune amicizie, ho fatto dello sport (ma ho scelto lo sport sbagliato, avrò modo di parlarne), ho ricominciato a leggere di brutto, e ho ridotto di parecchio il consumo televisivo (il lavoro che facevo richiedeva che vedessi molta tv). Certo, vivere con l’incertezza delle entrate economiche (o meglio vivere con la certezza di entrate economiche piuttosto risicate) psicologicamente ha il suo peso quando hai un mutuo da pagare e una famiglia che dipende in buona parte da te. Ma non sono meno sereno di prima (anche se spero vivamente di garantirmi al più presto qualche certezza in più). Diciamo che quando ti succedono queste cose hai l’occasione di riflettere e fare bilanci. È in questo stato mentale che un giorno di poche settimane fa ho cominciato a guardare la mia borsa Converse e a fare quella riflessione con la quale ho aperto questo blog (clicca qui). Da lì in poi ho iniziato le mie ricerche su Internet, scoprendo che quella voglia di minimalismo che avevo era comune a molte altre persone, e che alcune di esse non si erano ritrovate a percorrere questa strada sulla spinta di fattori esterni, come era accaduto a me. Avevano fatto scelte estreme pur di riappropriarsi della loro vita, abbandonato compensi stellari pur di fare qualcosa che veramente amavano fare, razionalizzato i propri bisogni per rendere sostenibile un altro modo di vivere. Dunque io il peso di questa scelta non l’ho neanche dovuto portare. Sono un privilegiato? Scrivo queste cose perchè, purtroppo, quello che ho vissuto io negli ultimi anni lo stanno vivendo tante altre persone, tante altre famiglie. Questo appena iniziato sarà un anno molto difficile, pare. In molti dovranno adattarsi a vivere diversamente. Non deve essere per forza una situazione da subire. Affrontare la cosa come una sfida, con ottimismo e voglia di scoprire situazioni nuove, potrebbe aiutare.

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