Praticamente… un lavoraccio!

di adf


Come promesso, ho cominciato. E ho cominciato dagli armadi. Non è una passeggiata. Un po’ perché decidere di incamminarsi sulla strada del decluttering, per chi come me, ha accumulato per anni oggetti su oggetti, significa operare un cambiamento radicale nelle proprie convinzioni, e un po’ perché una volta venuti a patti con queste nuove convinzioni, significa darsi da fare e portarle materialmente a compimento. Dunque ho attaccato gli armadi.

Nei giorni precedenti mi ero documentato su vari siti e blog, scoprendo che esistono essenzialmente due modi per procedere. Il primo è sicuramente più veloce, ma richiede una risolutezza veramente draconiana. Consiste nel turarsi il naso, mettere il cuore in modalità ‘pausa’, riempire sacchi e sacchi di vestiti, recarsi presso il più vicino raccoglitore per tessuti (sono quelli gialli con il portello stile ghigliottina), infilare tutto lì dentro, e poi raggiungere il bar più vicino per un caffè forte (quest’ultimo punto è opzionale). Il secondo modo è assolutamente più laborioso, anzi è un vero e proprio lavoro. Soprattutto perché, una volta rassegnatisi al fatto che non è poi così necessario conservare quei pantaloni nuovi di pacca che non hai messo mai (perché hai sbagliato taglia quando li hai comprati), capita di pensare che magari potrebbero servire a qualcun altro. E allora le possibilità di azione si moltiplicano. Innanzitutto, e qui ringrazio Elle di www.minimoblog.it, ho scoperto che ormai, almeno nelle grandi città, abbondano i franchising dell’usato, dove puoi portare i tuoi vestiti, farli valutare, esporre e vendere. Oppure, se vuoi evitare questo sbattimento (perché di sbattimento si tratta), puoi regalarli a qualche organizzazione, magari alla parrocchia di quartiere, che poi provvederà a donarli a chi ne ha bisogno. Mi fermo qui, ma c’è anche chi si organizza, sempre attraverso Internet, per istituire dei meeting di scambio di vestiti usati: la vedo ancora più lunga e problematica (e poi non voglio disfarmi dei miei abiti in eccesso per averne degli altri, non miei, ad intasare comunque l’armadio). Una volta scoperto che la parrocchia del mio quartiere non raccoglie abiti usati (e sì che vivo in un quartiere molto popolare, dove forse di un’attività del genere ci sarebbe bisogno), ho individuato una catena che si chiama Mercatino (www.mercatinousato.com), con vari punti vendita a Roma. La cosa funziona così: tu gli porti i tuoi vestiti e loro fanno una selezione, ti valutano quello che gli interessa, te lo espongono, e quando lo vendono ti danno il 50% di quanto incassano (il resto lo tengono loro). NB: non prendono solo vestiario, prendono praticamente di tutto, e le percentuali cambiano in base al tipo di oggetto, per i mobili sono diverse, così come per i libri ecc. E quindi ho iniziato, rendendomi subito conto che alcune ‘cose’ che tiravo fuori dall’armadio non erano assolutamente proponibili neanche a un mercatino dell’usato, e qui, gioco-forza, è tornato in ballo il raccoglitore giallo di cui sopra. Dopo questo primo ripulisti, mi sono ritrovato con il mio mega-trolley da viaggio stracolmo di abiti da vendere e ho preso la strada del Mercatino più vicino a casa mia. Ero molto curioso riguardo quanto avrei potuto ricavare da questa cosa. Ma ho scoperto che rivolgersi a questo tipo di strutture con la speranza di guadagnarci qualche soldino, rischia di essere piuttosto frustrante. Le quotazioni sono decisamente basse: un maglione di Valentino messo forse 5 o 6 volte (e che per fortuna ho dimenticato quanto mi è costato) me l’hanno valutato 8 euro. E già lì per lì mi è sembrato poco. Poi mi sono anche ricordato che se riusciranno a venderlo a me toccheranno appena 4 euro. Comunque, di fronte all’alternativa cassonetto, e alla possibilità che invece così qualcuno possa continuare a vestire le cose che non metto più, mi è sembrato tutto comunque interessante e anche divertente. Due parole sulla selezione: ero convinto che i miei pezzi forti fossero un giubbetto di pelle e un giaccone di montone. Sorpresa! Non li hanno voluti, insieme a diverse altre cose. All’inizio sono rimasto un po’ sorpreso (così come per una valutazione secondo me un po’ bassa per un piumino smanicato di marca praticamente nuovo). Poi ci ho pensato e ho deciso di portare le cose scartate in un altro punto vendita della stessa catena, dove si sono presi il grosso della roba che era stata rifiutata (per le giacche di pelle niente da fare). Morale: conviene girare più di un negozio e insistere. E’ un po’ uno sbattimento, come dicevo, però per ora mi diverte. Credo proprio che andrò a riprendermi il piumino smanicato nel primo punto vendita per portarlo nel secondo. Sono proprio curioso di vedere come me lo valutano. Fra la roba che ho portato al Mercatino (e che mi auguro di riuscire a vendere) e quella che ho buttato, ho già dato una bella rinfrescata agli armadi. Ma non ho finito. Intanto a primavera toccherà alla roba estiva, che per ora al Mercatino non ritirano. E poi ho altre cose di maggior valore che vorrei provare a vendere attraverso altri canali, su www.porta-portese.it, il sito del giornale di annunci economici di Roma e provincia, oppure anche sulla sezione Annunci di ebay (www.ebay.it).

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