Si parte!

di adf


Frequentando un po’ i blog dedicati al decluttering, o leggendo interviste e articoli in giro per il web, ho notato che il primo passo che in genere si compie, almeno in Italia, sulla strada di questo lifestyle minimalistico, riguarda in genere armadi e guardaroba. Deve essere proprio una fissazione di noi italiani, quella di comprare vestiti e scarpe in abbondanza. Gli americani, per esempio, partono in genere dal garage, una sorta di luogo feticcio dei sobborghi urbani dove spesso viene accumulato di tutto e di più. Io il garage non ce l’ho, non ho neanche un box. In effetti non ho neanche un posto auto. La mia Focus scassatissima la uso poco e la parcheggio dove capita (e di solito dimentico anche dove è parcheggiata, con evidenti gran perdite di tempo quando devo cercarla in giro per il quartiere). In compenso però ho davvero tanti vestiti. Ma proprio tanti, più di mia moglie per intenderci. Li ho accumulati per anni, e per anni ho continuato a pensare di averli usati troppo poco per disfarmene e, contemporaneamente, di aver bisogno di altri vestiti ancora. Avendo un buono stipendio, poi, non mi accontentavo di un giaccone qualsiasi o di un maglioncino da grande magazzino. No, ho buttato in vestiti milioni di lire prima e migliaia di euro poi. Per carità, il mio ego si sentiva assolutamente a suo agio con un paio di Timberland nuove ai piedi e con un Barbour a coprire una camicia di Ralph Lauren. Ma quanti soldi ho buttato in questo modo sulla scorta di un consumismo dell’apparenza invece che della necessità. (Tra parentesi e in corsivo: sono ancora oggi convinto che acquistare un capo resistente, elegante, di buona fattura e quindi generalmente più costoso, sia meglio che acquistarne dieci al mercatino. Ma comprarne dieci buoni e costosi è farsi del male). Dunque la decisione è presa e si parte dagli armadi. Devo dire che già negli ultimi tre o quattro anni mi ero disfatto di diverse cose. Per necessità, più che altro. Mio figlio stava crescendo e aveva bisogno di spazio nell’armadio, e mia moglie reclamava il suo. La situazione stava degenerando, soprattutto per quel che riguardava i giacconi invernali. A Roma fa freddo due mesi all’anno o poco più, e nel mio armadio stazionano una media di dieci diversi giacconi invernali. 10 per 60-70 giorni di freddo. Ogni giaccone viene usato mediamente per 6 o 7 giorni l’anno. Assurdo, no? E questa è statistica. La realtà invece è che alcuni di questi neanche li metto mai. E sono nell’armadio da anni. Poi ci sono i giubbini di quando fa fresco ma non proprio freddo (altri 7 o 8) e poi quelli estivi (un’altra decina). E se non è assurdo questo… Sulle scarpe il discorso è simile ma anche diverso. Lì sugli standard qualitativi sono sempre stato fissato. Sulla quantità ho deciso già diversi anni fa di darmi un limite (a questo punto sarei andato via anche a Imelda Marcos), e dunque già da quattro o forse cinque anni, ogni volta che un nuovo paio di scarpe si rendeva… indispensabile, un vecchio paio veniva eliminato (con tutti gli onori del caso). Con il risultato che a metà dicembre i miei armadi (plurale) apparivano così…

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