Da dove vengo – pt 1

di adf


Anche se non aggiorno questo mio diario di viaggio da qualche giorno, in questo periodo non sono stato con le mani in mano. Certo, col Natale di mezzo, i parenti, i pranzi ecc., il tempo a disposizione per dedicarmi al blog non è stato molto. Ma ho continuato a leggere, a informarmi, e qualcosa più pratica l’ho anche messa in atto. Ma non è di questo che voglio parlare ora. Credo sia più utile per il momento, fissare in queste righe una descrizione del tipo di persona che sono stato io finora, almeno per quel che concerne l’argomento di questo blog. E dunque, che tipo di consumatore sono stato io finora? Sono stato ben educato sul valore dei soldi: figlio di genitori separati che non hanno mai navigato nell’oro, ho però frequentato una scuola privata e i miei amici di gioventù erano per forza di cose, generalmente più agiati di me. Senza accorgermene, credo di aver incamerato una certa frustrazione a questo riguardo. Mi sentivo diverso rispetto alla maggior parte di loro, sia per il fatto di avere una famiglia atipica (all’epoca molto più raro rispetto ad oggi), sia per il fatto, per esempio, di abitare in un quartiere più popolare rispetto a quello dove si trovava la scuola e dove abitavano un po’ tutti loro. Ricordo tutto questo non perché mi faccia piacere parlarne, anzi oggi mi sento piuttosto scemo ad aver provato simili insicurezze, ma perché credo tutto questo abbia influito sul mio modo di spendere e più in generale di gestire il denaro. Quando a 18 anni mi è stato chiesto cosa volessi fare dopo la maturità, mi sono state offerte due possibilità: studiare oppure cominciare a lavorare presso una casa editrice come factotum non-pagato o quasi. Qualche anno più tardi ho avuto modo di ripensare a quella scelta cogliendo una certa spinta di chi me la sottopose (mia madre), affinché scegliessi la seconda risposta (“Se vuoi continuare a studiare va bene, però sappi che io non ho abbastanza soldi per mantenerti agli studi, vestirti, farti divertire ecc, dunque sappi che per te non sarà facile”). Diversi anni dopo ancora, ho avuto invece modo di pentirmi della scelta fatta, che per inciso fu una via di mezzo fra le due soluzioni: due mesi e mezzo dopo la maturità ho cominciato a lavorare, iscrivendomi però ad una facoltà che non necessitava di frequenza obbligatoria, Sociologia. Poiché non mi piacciono i post troppo lunghi, taglio qui il discorso che riprenderò in un post successivo, spero fra non molto.

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